Care amiche, cari amici,
siamo rientrati. Ci lasciamo alle spalle un anno denso: un percorso che ci ha permesso di ospitare oltre 80 artisti, collaborare con 30 realtà nazionali e internazionali e, soprattutto, incontrare più di 4.000 persone attraverso le nostre proposte.
Numeri che, per noi, sono innanzitutto volti e storie.
Eppure, affacciandoci a questo 2026, sentiamo che il ritorno non è un semplice riprendere le fila, ma un nuovo inizio carico di domande. Siamo immersi in un tempo di fragilità profonda, dove l’equilibrio mondiale sembra scivolare via e il significato di parole come “pace”, “democrazia”, “libertà”… sono così ripetute che ormai si svuotano del loro significato. Così, troppo spesso, senza accorgercene, continuiamo a vivere dentro una bolla di sapone, fatta delle nostre ideologie convinti di vivere nella parte “giusta del mondo”, ma fuori la realtà bussa con forza e quasi mai corrisponde al nostro immaginario. E in questa bolla, corriamo veloci, schiacciati da un presente che esige risposte immediate, spesso violente nella loro polarizzazione, ma quasi mai meditate per il bene comune.
Come possiamo quindi destreggiarci in questo squilibrio costante?
Per noi la risposta non è una soluzione pratica, ma un luogo: il Teatro, inteso come lo spazio della bellezza, dell’arte e dello smarrimento che ci permette cambiare rotta e perdere la bussola delle certezze per avventurarci in territori inesplorati. Non serve a darci risposte, ma a darci la forza di abitare le domande. È il momento in cui, spogliati di etichette e schermi, torniamo a guardarci e ascoltarci davvero.
Nonostante le ombre, sentiamo un desiderio urgente di futuro. Il nostro augurio per questo nuovo anno è quello di continuare a costruire di bucare insieme quella bolla di sapone per respirare l’aria viva, anche quando punge.
Nei prossimi mesi ci aspettano nuove sfide e nuovi progetti che non vediamo l’ora di condividere con voi: visioni nate per trasformare l’incertezza in stupore e la distanza in presenza.







