Il gruppo Cippì nasce dall’incontro tra Laura Casali e Caterina Piotti, entrambe artiste legate al teatro di figura. Laura Casali è performer e formatrice nella compagnia Anellodebole, mentre Caterina Piotti, regista e assistente alla regia, ha collaborato con diverse compagnie e teatri, tra cui il Teatro del Buratto e il Festival IF. Laura e Caterina ci hanno parlato del loro progetto SICORACE, OVVERO QUEL CHE NON SI VEDE, in fase di creazione durante la loro residenza artistica presso i nostri spazi di IDRA Teatro.
[Marco – IDRA Teatro] Prima di tutto, raccontateci il significato del vostro nome, Cippì.
[Laura] Allora, il nome è nato la sera in cui abbiamo deciso di partecipare al bando di residenze per artisti e artiste di Brescia. Caterina ed io ci conoscevamo già ma non avevamo mai lavorato insieme da sole. C’è stata questa coincidenza per cui entrambe siamo bresciane di nascita e, pur essendoci spostate per studiare, abbiamo tenuto la residenza di casa dei nostri genitori. Ci divertiva il fatto che, prima di andare via, il mio soprannome tra le conoscenze di Brescia fosse Cip.
[Caterina] Il mio soprannome, invece, dato da mia madre, era CP, che sta sia per “Caterina Piotti” che per l’uccellino di Lodi.
[Laura – IDRA Teatro] Quindi i vostri soprannomi si sono fusi perfettamente tra di loro.
[L.] Esatto! Visto che le residenze proposte dal bando era una cosa che potenzialmente tornavamo a fare a casa, abbiamo pensato di riesumare i nostri nomi bresciani e unirli. Avevamo diverse opzioni così abbiamo fatto un sondaggio su Instagram e Cippì è stata la più votata.
[L.] Sembra che abbiate trovato la soluzione giusta. Raccontateci invece come vi siete conosciute.
[C.] Quando eravamo alle superiori ci conoscevamo solo di vista, avevamo degli amici in comune. Poi ci siamo ritrovate nel 2024 a un corso di teatro di figura a Piacenza, e da lì abbiamo cominciato a lavorare insieme.
[L.] C’è stato qualcosa in particolare che ha alimentato l’interesse reciproco di collaborare?
[C.] Immaginavo che Laura potesse essere una persona nelle mie corde, anche per le amicizie in comune che avevamo. Quando abbiamo scoperto che avremmo fatto quel corso insieme è stata una bella sorpresa. Essendoci trovate e dovendo creare per il corso dei lavori di gruppo, ci siamo subito dette “lavoriamo insieme!”.
[L.] Quando si fanno lavori di coppia o di gruppo, improvvisazioni, presentazioni, ci si riconosce e si capiscono le affinità nel modo di intendere il teatro. Durante il corso ci siamo presentate al gruppo e abbiamo detto “A me e a Caterina piacerebbe lavorare insieme, chi vuole aggiungersi venga”.
[M.] Anche il progetto su cui state lavorando è nato nel 2024?
[C.] In realtà no. Nel 2024 abbiamo lavorato su un altro progetto con altre persone, sempre di teatro di figura. Lo stesso anno io ho iniziato a lavorare a Parma con la compagnia di Laura. Poi è arrivato il vostro bando per artisti e artiste di Brescia e ci siamo dette: “Facciamolo!”.
[L.] Potete raccontarci qualcosa di più sul lavoro che state facendo?
[L.] Volentieri! Com’è nata l’idea? È stata una videochiamata fatta molto tardi di sera, tra i nostri mille impegni, per riuscire a trovare un’idea per scrivere il progetto e candidarci al vostro bando di residenza per artisti e artiste di Brescia. Non ricordo esattamente quali temi fossero usciti ma, a un certo punto, abbiamo parlato di streghe: forse avevo in mente un lavoro sulle streghe di Macbeth e ho proposto l’idea. Cate ha poi suggerito di riprendere la strega de “La tempesta” di Shakespeare, un personaggio secondario. Quindi siamo partite da lì. È interessante perché all’inizio avevamo chiamato questo progetto di ricerca “Quel che non si vede” secondo l’idea iniziale di rinchiudere la strega in un albero per farle osservare la tempesta da un altro punto di vista. Durante la residenza ci siamo rese conto, però, che per lavorare sulle streghe bisogna analizzare gli aspetti più sottili e profondi della questione. In questi giorni abbiamo studiato, cercato di capire le varie sfaccettature intorno al concetto di “strega”, e soprattutto quale forma dare al soggetto per uscire dallo stereotipo. Ci siamo chieste se le streghe potessero essere delle persone comuni, ci siamo divertite a pensare a chi potessero assomigliare. Di loro non si sa praticamente nulla, se non i rimandi alle nostre storie personali o quello che vediamo e leggiamo. La strega di cui parliamo è nata ad Algeri nel 1500 e, forse, durante l’invasione di Carlo V ha profetizzato che se la città avesse resistito ancora 9 giorni, il nemico se ne sarebbe andato. Questi sono i soli dati che abbiamo del personaggio, tutto il resto è da inventare. Siamo in questa fase del lavoro e stiamo cercando di inventare la storia della nostra strega, sempre cercando di uscire dagli schemi. Ad esempio, Caterina il primo giorno è arrivata dicendomi “Se la battaglia di Algeri è stata nel 1545 vuol dire che la strega doveva già aver attivato i suoi poteri magici intorno al 7 novembre circa”. Per una mattinata intera ha continuato a fare i calcoli delle date! Un giorno poi Caterina mi ha guardata e mi ha detto “Secondo il calcolo che abbiamo fatto, la strega muore a 40 anni. Non può morire a 40 anni. Allora dobbiamo farla nascere prima”. Ci siamo quindi messe a controllare se la luna nera ci fosse nel 1500 per fare nascere il nostro personaggio esattamente in quel giorno. Quanto è bello inventare le storie!
[L.] Direi proprio di sì.
[L.] Pensa che a un certo punto la strega ha un figlio, che abbiamo deciso di far nascere il giorno in cui le nostre date di nascita si sommano. Tutti riferimenti divertenti che aiutano a costruire una storia o almeno a sentirla tua quando la rappresenti.
[L.] Si può davvero partire da un’idea e poi cambiarla e girarla completamente! Nello specifico a cosa vi state ispirando? Vedo vicino a voi una pila enorme di libri. Ci sono delle figure di riferimento, dei testi che vi stanno stimolando per creare questa storia?
[C.] Il punto di partenza è stata LA TEMPESTA di Shakespeare, però, cercando di riesumare ricordi di streghe e così via, abbiamo parlato di Circe e di Medea. Siamo andate alla ricerca di testi che potessero parlarci di magico, ad esempio Ernesto de Martino. Un testo nello specifico non c’è: ce ne sono vari presi a pezzi.
[L.] Siamo andate a cercare figure di streghe italiane, di donne che in passato sono state considerate tali, soprattutto nel sud Italia. Sono tutte accomunate da qualcosa come, ad esempio, all’uso delle erbe o alla segnatura.
[M.] Quindi la figura della strega che portate in scena è individuata in qualche modo specifico?
[C.] Lo stiamo scoprendo man mano. La strega che rappresentiamo può avere una grande comunicazione col mondo della natura. Potrebbe anche usare le erbe, però vorremmo allontanarci dall’immaginario fantasy per legarla all’idea che sia una persona comune con una forte sensibilità che le permette di connettersi con il mondo magico. Noi lavoriamo con il teatro di figura e stiamo cercando di capire che forma di puppet avrà la nostra strega. Per ora abbiamo una maschera fatta da Laura e stiamo lavorando con dei tessuti, quindi è probabile che sarà una figura molto aerea.
[L.] La stiamo immaginando senza il corpo, in modo tale che sia leggera e che si possano cambiare i veli.
[M.] Questa forma è più facile da muovere?
[C.] Se volessimo in qualche modo dare al puppet un corpo più consistente, il corpo di Laura che lo anima, potrebbe diventare il corpo stesso della strega. Sono tutte possibilità che stiamo esplorando.
[L.] Questa strega, nella sua storia, a volte è giovane, a volte è una vecchina. Ci può aiutare il fatto che non abbia un volto specifico. Il puppet si adatta alla storia che hai, dipende sempre da cosa si vuole dire. In questo caso è tutto ancora in evoluzione, in crescendo.
[M.] Visto che tornerete per un secondo periodo di residenza da noi, lavorerete sempre su questi aspetti?
[C.] Questa settimana ci siamo date l’obiettivo di arrivare con una mappa chiara della storia, identificando i momenti che ci piacerebbe portare nei quindici minuti per Wonderland Festival 2025, così da lavorarci bene durante i tre giorni di residenza ad agosto. Abbiamo poi guardato i nostri calendari e fatto incroci astrali per capire quando potevamo lavorare insieme anche al di fuori della residenza.
[L.] “Incroci astrali” ci sta molto bene come espressione! Quindi per ora è stato più che altro un lavoro di ricerca e scrittura mentre la seconda residenza vi farà entrare nel vivo della costruzione dell’opera?
[C.] In linea di massima sì. Comunque non stiamo scrivendo a tavolino, ieri abbiamo fatto un’ora di corsa. Ci sono momenti di follia in cui studiamo i libri o facciamo i calcoli delle date e momenti in cui serve il corpo per tirare fuori idee.
[L.] Usare il corpo ci permette di non pensare troppo ma vedere cosa arriva. Quando sei stanco escono le idee più sincere, che senti di più.


[M.] E come avete vissuto l’esperienza qui da noi a IDRA Teatro? Vi è stato d’aiuto avere uno spazio come questo per poter creare?
[L.] Mamma mia, sì! Io e Caterina eravamo gasatissime quando ci hanno dato le chiavi del teatro. Bellissimo! In tutte le residenze che ho fatto lavoravo in sale e per periodi molto più limitati; non sette giorni, ma due. Quando ci hanno dato le chiavi ci siamo dette “Ah, abbiamo una settimana!”. È stato molto bello, almeno per me.
[C.] Confermo, anche per me.
[L.] Avere anche delle luci… Le luci di teatro fanno diventare tutto più poetico e di ispirazione, anche durante il lavoro di improvvisazione. Creano una sorta di effetto “isolamento dal mondo”. Mi sono sentita come se mi avessero dato le chiavi di un parco giochi. Ero felicissima!
[L.] Ci fa piacere. Giocare, oltre a essere divertentissimo, è utile anche a livello creativo.
[M.] Facciamo la domanda finale: in relazione al claim di Wonderland Festival 2025, vi chiediamo “di chi è la colpa”?
[C.] Se dovessi dare la colpa a qualcuno del fatto che sono qua direi Laura, ma più che una colpa direi è un merito.
[L.] Aiuto! A parte gli scherzi, il mio cervello, quando qualcuno parla di colpa, risponde in automatico “capitalismo”. Il capitalismo, però, è anche il risultato delle responsabilità individuali dell’essere umano. Non è un mostro che aleggia sulle nostre vite.
[C.] Ha una forma umana da qualche parte. È interessante come risposta perché uno dei libri che abbiamo consultato in questa ricerca è CALIBANO E LA STREGA. Lì il capitalismo è proprio additato come colpevole.
[L.] Un’altra domanda che ci siamo poste è quando e dove è finita la magia. Nella mia vita il tempo è sempre troppo veloce e non mi permette di dedicarmi con cura a quello che sto facendo. Forse lì da qualche parte c’è un colpevole, che porta le persone a non potersi permettere di cercare la magia nelle cose. Ovviamente ci vuole un certo tipo di apertura, che si perde nella fretta e nella quantità… Dì qualcosa anche tu!
[C.] Concordo con te! [n.d.r. ridono]







