Emmanuele Bettari è un performer, attore, danzatore e docente del corso Teatro base della nostra scuola di teatro e arti performative Wonderland Academy. Ha studiato presso l’Accademia d’arte drammatica Carlo Goldoni e ha lavorato come attore collaborando con molteplici teatri tra cui il Teatro Stabile del Veneto.
[Marco – IDRA Teatro] Ciao Emmanuele, ti chiedo di presentare brevemente il progetto al quale stai lavorando qui da noi, in residenza a IDRA Teatro.
[Emmanuele Bettari] Premessa: sono ancora in fase di creazione piena, non è un lavoro finito. PROGETTO ULISSE è un progetto d’arte performativa che ha l’obiettivo di creare partecipazione attiva con il pubblico e offrire un’esperienza nuova del modo in cui viviamo gli spazi della città. Sono partito da un testo, l’ODISSEA di Omero. Mi sono letto frammenti dell’opera e altri commenti al riguardo. L’idea è quella di usare il testo come stimolo per scrivere un progetto originale e non “recitare l’ODISSEA”. Forse terrò qualche frammento originale, forse no. Per ora mi è utile per stimolare alcuni temi, quali il viaggio, l’esilio, il senso di casa e l’avventura.
[M.] C’è stata qualche figura che ti ha affiancato in questo processo di ricerca?
[E.] Ho chiesto aiuto a Michele, che è pratico con software di produzione musicale. Abbiamo passato gran parte del tempo della residenza a cercare un dialogo tra quello che lui produceva musicalmente e qualche esperimento di testo. Un po’ improvvisato, un po’ scritto. Non essendo un progetto, per ora, destinato a uno spazio teatrale, ho trascurato la cura dello spazio scenico.
[M.] In che modo non è destinato a uno spazio teatrale?
[E.] L’idea è di far provare al pubblico l’esperienza di un’ODISSEA collettiva in alcuni luoghi della città di Brescia, unendo danza, musica e narrazione poetica. Questa fase si svolge in maniera molto informale e divertente: viene utilizzato il sistema della silent disco, ossia cuffie bluetooth che vengono date in dotazione al pubblico. Il performer agisce come “maestro di danza” facendo fare degli esercizi di movimento con una playlist di canzoni coinvolgenti e conosciute da poter ballare e cantare. La danza è sempre condotta dal performer che crea ordine e partecipazione a seconda delle esigenze. La seconda parte è un monologo-narrazione. Recentemente ho capito che stavo facendo fatica a mettere assieme i suoni di Michele con quello che stavo cercando di trasmettere a livello testuale e come attore. Ero un po’ bloccato. Al ché, ho deciso di procedere da solo e concentrarmi sulla scrittura del testo e su quello che voglio esprimere. Michele resta disponibile per aiutarmi, forse da un punto di vista tecnico, ma, in questo momento, ho bisogno di considerarmi da solo sul lavoro. Il modo in cui sto lavorando adesso, nella mia nuova direzione “solitaria” è il seguente: scrivo il testo e poi sperimento diversi modi di dirlo, nello spazio e con il corpo. È un modo di vedere e immaginare se funziona per me. Bene o male costruisco così. Il focus è quello di stare sulla semplicità del suono, delle parole e dei gesti e dei movimenti che puoi abbinare.


[M.] E cosa ti ha spinto ad affrontare i temi di cui mi parlavi prima, quali il viaggio e l’avventura? Hai preso ispirazione da esperienze vissute in prima persona?
[E.] Ho preso spunto dalla mia esperienza di vita in Australia, dove sono rimasto per tre anni. La sfida nel processo creativo è quella di cercare di trasporre il mio vissuto in qualcosa che non sia meramente riportare informazioni, come può essere una conferenza, ma ampliare tutto il mondo sensoriale, evocativo e misterioso, cercando di mantenerlo semplice e diretto. Credo che sia un equilibrio da cercare per non rischiare l’autoreferenzialità. Per me è importante sentire di fare qualcosa che il pubblico possa capire, sperando che non sia solo a livello razionale.
[M.] Ispirandosi al fil rouge di Wonderland Festival 2025: di chi è la colpa?
[E.] Domanda intrigante… La colpa è di chi punta il dito, di chi cerca scuse e accusa. Anche se può suonare assurdo, a volte è liberatorio pensare che siamo noi l’unica causa di tutto ciò che ci accade. Anziché metterci pressione, questo modo di pensare ci può liberare.







