«Nell’arte contemporanea, l’opera non è più un oggetto da contemplare, ma un’esperienza che mette alla prova i nostri criteri di giudizio.»*
Nathalie Heinich, Il paradigma dell’arte contemporanea
Nell’arena digitale contemporanea siamo tornati a essere imperatori da tastiera: un pollice teso o rovesciato decide, con l’istantaneità dei gladiatori nell’antica Roma, la vita o la morte simbolica di una proposta artistica. Mentre programmiamo nuovi progetti e iniziative, una domanda emerge con forza: cos’è che determina davvero la qualità di un’opera artistica? È la perizia tecnica, lo stupore tecnologico, la durata della performance o forse il curriculum di chi sta in scena?
Spesso pensiamo che il gusto sia un istinto naturale ma la sociologia dell’arte ci ricorda che l’estetica è un complesso gioco di forze sociali. Pierre Bourdieu ha dimostrato che il nostro sguardo non è mai neutro: ciò che definiamo “eccellenza” dipende dall’insieme di conoscenze ed esperienze che abbiamo accumulato nella nostra vita, che agisce come una lente per decifrare l’opera (il nostro capitale culturale). Senza questa chiave di lettura, la qualità resta invisibile, proprio come una lingua straniera di cui non conosciamo le regole. Allo stesso tempo, come evidenzia Howard S. Becker, l’arte è il risultato di un sistema di cooperazione tra artisti, artiste, istituzioni e pubblico. In quest’ottica, la determinazione della qualità artistica diventa un patto collettivo e un opera è rilevante perché esiste una rete sociale che decide di riconoscerla e sostenerla. I criteri che ci guidano, però, cambiano continuamente. Oggi, come evidenzia Nathalie Heinich, non cerchiamo più il “bello” classico, ma l’eccezionalità e l’esperimento. La qualità si misura nella capacità di un’opera di sfidare le convenzioni, costringendoci a mettere in discussione i nostri parametri per guardare il mondo in modo nuovo.
Potremmo continuare a elencare definizioni e caratteristiche, ma il dibattito rimarrebbe comunque aperto e privo di una risposta univoca. Per noi, tuttavia, definire la “qualità artistica” non significa trovare una formula teorica, ma trasformare l’interrogativo in azione concreta. Lo facciamo attraverso cantieri, residenze e spettacoli che rifiutano il già visto per dare spazio all’imprevisto e corpo a nuove progettualità. È con questa spinta che portiamo avanti proposte quali Progetto CURA, i corsi di formazione di Wonderland Academy come Public Speaking e la realizzazione di scambi internazionali attraverso il progetto europeo BtAir
*Se i temi affrontati ti incuriosiscono e vuoi approfondire, qui i riferimenti bibliografici:
- Adorno, T. W. (1977). Teoria Estetica. Torino: Einaudi.
- Becker, H. S. (2004). I mondi dell’arte. Bologna: Il Mulino.
- Benjamin, W. (2014). L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Torino: Einaudi.
- Bourdieu, P. (1979). La distinzione. Critica sociale del gusto. Bologna: Il Mulino.
- Eco, U. (1962). Opera Aperta. Milano: Bompiani.
- Heinich, N. (2014). Il paradigma dell’arte contemporanea. Monza: Johan & Levi.







